Il progetto
Come nasce Moto Anni 2000?
Benvenuti! Sono Diego, e questo progetto nasce dalla mia passione per le moto e per la libertà del viaggio, quell’istinto che ci porta sempre oltre, verso nuove mete e sensazioni. Cresciuto nel periodo d’oro del motociclismo – a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000 – ho coltivato un amore profondo per le due ruote, che da allora non mi ha mai abbandonato.
Negli anni, ho avuto la fortuna di guidare alcune delle moto più ambite e iconiche, senza rinunciare a qualche “bara” emozionante lungo il percorso – come la leggendaria Yamaha R1 del 2000 a carburatori: chi l’ha vissuta sa di cosa parlo.
Oggi mi dedico alla ricerca e al restauro di moto di quel periodo, modelli con chilometraggi onesti ma ancora pieni di vita. Mi piace riportarle in condizioni ottimali, o in alcuni casi, a una nuova vita, rendendole pronte per altri appassionati come me, che amano rivivere le emozioni di un tempo. Questo sito è per chi, un po’ nostalgico, sogna di tornare in sella a moto iconiche senza spendere una fortuna.

Ogni moto che seleziono è scelta con il cuore: non inseguo le ultime tecnologie, ma pezzi affidabili, dalle prestazioni sincere, capaci di risvegliare ricordi e riaccendere emozioni. Non lo faccio di mestiere: lo faccio per passione e per la soddisfazione di rimettere in strada moto che meritano di essere vissute. Qui, ogni moto è pronta a scrivere nuove storie, condivise con chi ama davvero questo mondo.
La mia esperienza con le due ruote è comprensibile a molti della mia generazione.
Una storia ricca di ricordi e passione che desidero condividere con tutti voi.
Come in molti sono salito in sella partendo dai motorini:
- Garelli 50 cc Monomarcia con avviamento a pedale (1978-1991) mi lasciava a piedi la maggior parte delle volte, per allentamenti delle viti del carburatore alla testa. Comincio subito a farmi le ossa.
- Gilera Bullit 50 cc (1990 – 1993): cinquantino di carattere a 3 marce – portate poi a quattro – dotato di espansione e scarico LeoVinci. Uno eterno rivale del tubone Fifty Top.
- Piaggio Zip (1992 – 1996) poi maggiorato con Kit Polini + Scarico, chi conosce questo scooter sa che parliamo di un mezzo di trasporto al limite.
Cominciamo subito con le moto:
- Suzuki DR 350 (1990 – 1993): piccola enduro leggera e maneggevole con cui ci ho fatto anche la Cavalcata delle Valli Orobie.
- Yamaha FZR 600 prima serie (1989-1990): mi ha portato in Normandia e riportato a casa anche “a tre cilindri!”. Scoprii poi dal meccanico la fortuna avuta nel non essere incappato in nessun tipo di guasto meccanico, poteva essere un disastro per il motore.
- Yamaha FZR 600 seconda serie (1993-1999): vera Sportbike con gli attributi: solida, veloce e appariscente, con colori sgargianti, come andava di moda allora.
- Honda CBR 900 a iniezione (2000-2001): moto vincente con la quale ho iniziato seriamente a piegare, impennare e fare stoppies, anche con le borse laterali!!
- KTM LC4 640 (2002 – 2004): mi prendo una pausa per assaggiare un “motard”, anche se molto più turistico e cittadino di altri modelli, diciamo ci ho fatto pochissime derapate ma molte impennate. No Try This at Home.
- Yamaha YZF R1 (2000-2001): più estrema e cattiva del CBR, con un motore infinito e allunghi brucianti, tra le possedute questa è una delle moto più emozionanti.
- Suzuki Bandit S 600 (2000-2005) : si capisce subito dal modello che ci troviamo nel momento di ripresa della moto dopo un pausa per matrimonio e figlie piccole, per tutti noi subentrano delle priorità. Parliamo di una moto tranquilla e paciosa ma comunque sempre moto, non di certo un scooter.
- Aprilia Tuono 1000 R Factory (2006 – 2011): il Bandit dura poco, c’è voglia di potenza e prestazioni. Insieme all’R1, il bombardone di Casa Aprilia, derivato dall’RSV 1000 si presenta come una vera superbike dei tempi. Godimento puro con accelerazioni e staccate da brividi.
- Suzuki GSX F 750 (1999-2006): La Suzuki risulta una delle moto da GranTurismo meglio riuscite di sempre, l’unione del confort di marcia, velocità, consumi e soprattutto affidabilità. Un mulo veloce e inarrestabile.
- BMW R 1200 GS (2004-2007) : dopo diversi anni di GSX mi decido a provare questa moto. Purtroppo le sensazioni non sono all’altezza delle mie aspettative: la moto ok fa bene tutto, ok è veloce, ok frena bene, ok è comoda, ok la carichi come vuoi, vai anche a Capo Nord. Niente da dire ma la avverto come “piatta”, non mi regala emozioni. Tengo a precisare che questa moto rimane un bell’incrociatore.
- Suzuki Bandit 1200 Naked (2001 – 2006): ancora Bandit, ma il fratellone maggiore, con il doppio di cilindrata. Torniamo alle giapponesi maggiorate dove trovo ciò che mi aspetto: coppia, potenza, affidabilità. Il Banditone è proprio una “big cafè racer”, anche con i suoi difetti congeniti di pesantezza e senza protezione dall’aria anche a basse velocità.
- Honda CB 500 (1993 – 2004): da moto pompate a moto snelle. Honda con la CB 500 crea una moto frizzante, capace di girare in alto, leggerissima e agile come una bicicletta, scattante e veloce.
- Honda Transalp 600 (1994 – 1996): che dire, si commenta da sola. Un mito su due ruote, un’icona nata subito quasi perfetta. Il Transalp terza serie è l’ultimo modello prodotto in Giappone: si vede e si sente. Moto dual-sport che porta i suoi 30 anni in maniera eccellente. Non serve aggiungere altro per chi la conosce.
- Moto Guzzi Nevada 750 (2002 – 2006): ultima arrivata. Era da un po’ che tenevo d’occhio l’Aquila di Mandello e devo dire che qui ritrovo l’anima che tanto viene evocata dai Guzzisti: una moto che sembra viva, vibrante, che non brilla per prestazioni ma che ti porta ovunque cullandoti col suo rombo caratteristico e unico.